Via alle indagini sulle origini della Madre degli «Strachi»

ARTE E MEMORIA. Sopralluogo a Chievo, dov’è stata rinvenuta una statua attribuibile a Banterle
L’assessore Briani: «La speranza è di un ritrovamento autentico»
M.C.
L’assessore Briani (prima a destra) durante il sopralluogo a Chievo

A Chievo sopralluogo con l’assessore Briani nel giardino dove è stato ritrovato uno degli «strachi», le statue scolpite da Ruperto Banterle andate perse con la distruzione di Ponte Garibaldi durante la ritirata tedesca nel 1945. Sembra essere il gruppo della «Madre», il primo che si incontrava sul lato sinistro uscendo dalla città antica. Sugli altri angoli si ergevano le statue del Condottiero, del Nocchiero e dell’Agricoltura. Potrebbe trattarsi di una prima edizione in pietra galina ma il confronto con la fotografia dell’adattamento successivo in marmo riapre i dubbi e solo l’analisi diretta potrà suggerire nuove ipotesi. Intanto non si smorza l’entusiasmo per un «rinvenimento eccezionale», secondo Massimo Rosa che con Francesco Tirozzi, Fabrizio Sordi e Luigi De Paoli si batte da anni per riavere le sculture. La caccia alle statue ha portato persino a setacciare il fiume e proprio a un componente della spedizione subacquea si deve il ritrovamento della Madre, Corrado Fiorio, che ne ha ripercorso le tracce seguendo il racconto del padre Giuliano raccolto nel vicino quartiere di San Massimo. Il prossimo passo, come detto, sarà l’analisi del materiale di costruzione come pure si guarderà al suo basamento. L’assessore alla Cultura, Francesca Briani, ricorda che «l’artista era solito firmare le sue opere» e la speranza è di un «ritrovamento autentico tra l’una e l’altra versione». Se così non fosse rimane comunque una straordinaria somiglianza e resta l’interesse per una pagina di storia che rischia di ingiallire troppo sino a far perdere le sue tracce. Diversamente, se sarà una delle due versioni autentica per l’assessore Briani potrebbe essere ripercorsa l’idea lanciata dall’architetto Libero Cecchini, recentemente scomparso, che collocava gli eventuali gruppi ritrovati sul lato dei giardini Lombroso. Di fatto, in prossimità del ponte ma non sopra come un tempo. Non si scarta neppure l’ipotesi di collocare la statua ritrovata all’interno dei giardini don Giussani. La consigliera Paola Bressan, in video chiamata con il figlio dell’artista Alberto Banterle, punta anche a valorizzare la «passeggiata di lungadige San Giorgio» unendo il progetto alle ville Liberty del quartiere di Borgo Trento che «potrebbe diventare un prossimo itinerario turistico». Un legame con il rione è evidenziato anche dall’architetto Gabriello Anselmi che recupera la sua identità «ricordando anche gli eventi bellici». L’importanza di un dialogo con «l’ambiente circostante e il legame con la memoria del luogo» è sottolineato dalla storica dell’arte Erika Prandi che pone l’accento sull’inevitabile problema della sua conservazione. Stupore per il ritrovamento viene da chi ha sempre visto la statua nel giardino. È Andrea Giacometti, in affitto da anni nella casa adiacente: «Mi ha sempre incuriosito la mancanza della testa ma non ho mai pensato potesse essere un reperto storico importante». Un particolare che potrebbe aiutare nelle indagini sull’autenticità con l’aiuto del calco della testa conservato nella residenza della famiglia Banterle.

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