Trovato in giardino uno degli «strachi»

SCOPERTA. A Chievo scultura simile a quella che in passato era su ponte Garibaldi. È originale?
È la «Madre», parte del gruppo realizzato dall’artista Banterle Manca la testa ma il calco è conservato nella casa del figlio a Belfiore
MARCO CERPELLONI

 

Un’immagine storica di ponte Garibaldi con le sculture degli «strachi»: la Madre è la prima a sinistra

Ritrovata una statua del tutto simile alla «Madre», uno degli «strachi» perduti di Ponte Garibaldi. «Un rinvenimento eccezionale», commenta Massimo Rosa portavoce del gruppo di cittadini che da anni si batte per riavere al loro posto le copie dei quattro gruppi marmorei scolpiti da Ruperto Banterle e andati perduti con la ritirata tedesca del 25 aprile 1945.Fotografie alla mano il confronto con la statua ritrovata in un giardino privato di una casa a Chievo non sembra porre dubbi: il gruppo è quello della Madre che con quelli del Condottiero, del Nocchiero e dell’Agricoltura adornavano altrettanti angoli del ponte che vide transitare Garibaldi diretto da amici nella vicina Avesa.La caccia alle statue aveva portato persino a setacciare il fiume ma senza risultati. Alla spedizione in Adige aveva partecipato Corrado Fiorio, oggi il primo a ripercorrere le tracce del racconto raccolto dal padre Giuliano nel quartiere di San Massimo e vicinanze.«La statua sarebbe stata portata a Chievo da un ultraottantenne e questo racconto sembra trovare alcune conferme», dice Fiorio. Se la scoperta porta a un originale il primo passo sarà verificare se si tratta della prima versione in pietra galina o della seconda in marmo.«Nella prima ipotesi potrebbe essere stato un regalo fatto da mio padre quando furono sostituiti i gruppi scultori», dice Alberto Banterle, figlio dello scultore. La statua ritrovata è senza testa ma un calco della stessa è conservato nella casa della famiglia a Belfiore e «potrebbe essere utilizzato per ricostruire il gruppo».Banterle lancia l’idea di coinvolgere i ragazzi dell’Accademia di Belle Arti per «creare una copia per poi farne un ologramma da esporre in un luogo dove è possibile vederlo, ad esempio in un’area delle biblioteca». L’inatteso incontro aprirà un secondo capitolo solo dopo aver stabilito se si tratta di un originale o meno ma secondo la storica dell’arte Erika Prandi, che con il gruppo di ricerca ha potuto vedere la statua, «appare chiaro che il soggetto è il medesimo de La madre di Ruperto Banterle: una donna semi sdraiata avvolta da un drappo che tiene in braccio un bambino dormiente. Il modellato del panneggio e dei corpi, oltre alla posa delle due figure, fa supporre si tratti di una delle statue degli “strachi” andate perdute».Un indizio porterebbe dritto alla prima versione della scultura, cioè quella in pietra galina: infatti, è presente un forte deterioramento con perdita a scaglie dello strato superficiale. Se così fosse, ci troveremmo dinanzi alla prima statua ritrovata di ponte Garibaldi e per l’assessore alla Cultura, Francesca Briani, si tratta di un «importante ritrovamento: è il racconto della città e di un artista» e sottolinea l’impegno dei cittadini nel portare avanti questa ricerca. Un gruppo che ha creduto da subito al possibile ritorno delle statue sul ponte che unisce i quartieri del Duomo e Borgo Trento composto con Rosa da Francesco Tirozzi, Fabrizio Sordi e Luigi De Paoli. Ora, potrebbe rispuntare la proposta avanzata dall’assessorato alla Cultura nell’autunno 2017 di collocare la statua nel giardino antistante al ponte e dedicato a don Giussani.All’epoca si parlava di una loro reinterpretazione. Gli «strachi», chiamati così per la loro posizione sdraiata, appassionano da anni i veronesi e hanno portato a riscoprire alcune vecchie fotografie dimenticate nei cassetti. Come le immagini originali dei quattro gruppi all’interno dell’eredità di Ruperto Banterle che potranno dare ulteriori conferme sull’originalità della scultura ritrovata a Chievo.

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