San Giorgio in Braida «riscopre» il campanile

CELEBRAZIONI Dopo un accurato restauro la torre campanaria torna all’antico splendore
Costruito nel Rinascimento, non arrivò all’altezza originaria prevista Ma qui è nata la tecnica chiamata Sistema Veronese per le campane.La torre campanaria che potrebbe essere completata con 3 campane
A San Giorgio in Braida è ancora festa per il campanile restaurato. «È il grande monumento del Rinascimento e dispiace non abbia raggiunto l’altezza originaria. Il suo è sempre un bel suono e evoca il senso della festa che è anche di speranza», ha ricordato il vescovo Giuseppe Zenti. Lo sguardo dei fedeli è ora rivolto alla torre che è torna a risplendere sulla riva sinistra del fiume Adige.«Risale alle metà del secolo XVI ed è attribuito a Michele Sanmicheli», ricorda Massimo Casali. «É stato costruito dal nipote Bernardino Brugnoli in epoca contemporanea alla realizzazione del campanile della Cattedrale. È alto 38,40 metri ed è un’opera incompiuta: si presume avrebbe raggiunto un’altezza almeno doppia. Il lato di base misura 10,40 metri e lo spessore del muro a terra arriva ai 3 metri: una struttura seconda solo al campanile della Cattedrale».«Diverse sono le congetture sul perché i lavori non furono mai portati a termine», prosegue Casali, «tra cui troviamo motivazioni militari ma forse la verità potrebbe trovarsi in una semplice mancanza di sufficienti risorse economiche».Il suono delle campane ricorda che qui è nata la tecnica detta a Sistema Veronese: un modo di suonare risalente al 1776 con la possibilità di fermarle con la bocca verso l’alto da ambo le parti per diffondere un singolo suono. «Il campanile ricorda i nostri antenati che con sforzo e impegno hanno voluto lasciarci questo segno di fede», ha commentato il parroco don Giorgio Marchesi. «Dove c’è un campanile c’è una chiesa, una comunità che vive» e ha aggiunto che c’è la volontà di completare il complesso campanario con altre 3 piccole campane. La torre è un riferimento e lo testimonia anche lo sforzo economico sostenuto dalla parrocchia, illustrato da Roberto Bortolazzi: 230mila euro con l’aggiunta di altri 70mila entrati con la pubblicità a copertura delle spese dei ponteggi.«Il tema del restauro è sempre complesso soprattutto se ci si rapporta con un’opera così delicata», ha detto Paola Ravanello dello studio che si è occupato dell’intervento insieme a Casali, Massimo Dal Forno e Giancarlo Manni. È stato necessario un anno di lavoro con interruzioni per eventi straordinari: «Prima lo stato di emergenza per la pandemia, poi l’evento del 23 agosto che ha messo a dura prova le strutture del ponteggio con danni e sospensione dei lavori». C’è spazio anche per una curiosità: accanto alla cella campanaria si vede ancora un colpo di cannone degli assalti che i francesi mossero contro gli austriaci nell’ottobre 1805.«Le chiese e i campanili non sono solo monumenti», ha detto il sindaco Federico Sboarina. «Sono il segno della nostra fede, della nostra tradizione e della nostra storia». E ha aggiunto: «I soldi investiti per mantenere bene le chiese sono ben spesi, anche per chi non crede. Perché sono i monumenti che rappresentano tutti». Il presidente della prima circoscrizione, Giuliano Occhipinti, ha invitato a «vivere la propria città» ricordando che «il campanile, la chiesa e lo spazio antistante sono da sempre occasione di socialità e, dopo il difficile periodo appena trascorso, ogni occasione di socialità ritrovata è una grande opportunità»..

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