«Mi resterà la cicatrice Ma rifarei il mio gesto»

LA TESTIMONIANZA. Parla Michele Dal Forno, lo studente rider sfregiato da un sedicenne sabato sera in via Locchi

«Se qualcuno fosse in difficoltà non potrei girarmi dall’altra parte» L’arrestato è lo stesso del pestaggio di fine marzo in Borgo Trento
ALESSANDRA VACCARI

Trenta punti di sutura esterni, altrettanti interni. Un mese di prognosi, poi bisognerà valutare come la ferita si cicatrizza e pensare a come ridurla, forse con il laser. Michele Dal Forno, 21 anni, è lo studente rider che sabato sera è stato aggredito con una coltellata, che gli ha sfregiato la guancia sinistra, da un minorenne albanese già denunciato due volte (una a marzo 2021 quando lui assieme ad altri complici aveva aggredito il tabaccaio di via Farinati degli Uberti ed uno ad agosto 2020), quindi per episodi analoghi. L’arrestato, che abita in centro, ora è nel carcere minorile di Treviso. Ieri il suo arresto è stato convalidato, e il ragazzo resta in carcere. «Quando abbiamo sentito la vittima, ci ha descritto il suo aggressore. C’erano molte analogie fisiche con un soggetto a noi già noto per altri fatti violenti e quindi abbiamo sviluppato l’attività info investigativa che ci ha permesso di risalire a quello che sospettavamo essere il responsabile dell’aggressione di via Locchi», spiega Vanessa Pellegrino, dirigente delle Volanti, «così abbiamo inserito nelle foto del riconoscimento mostrate alla vittima tra le foto da sottoporre anche quella del minorenne, che infatti è stato subito individuato». Aggiunge la dirigente: «Siamo andati a casa sua, il sospettato non era in casa, abbiamo chiesto alla madre di rintracciarlo». Al telefono la donna ha parlato con il ragazzo in albanese anche se la polizia aveva chiesto di usare la lingua italiana. «Abbiamo perquisito l’abitazione, poco dopo lui è rientrato a casa e l’abbiamo arrestato», conclude Pellegrino. Dall’aggressione all’arresto sono passate poche ore, come conferma la vittima. «Nell’arco di poco, il tempo di terminare la visita medica e di farmi dare i punti di sutura, e la polizia mi ha chiamato in questura. Era circa l’una di notte, mi hanno mostrato una decina di foto, e in mezzo a quelle ho riconosciuto il ragazzino che mi aveva aggredito», racconta Michele, che ripercorre la serata.«Erano circa le 20.30 e rientravo da una consegna in via Locchi 24. Ho visto nella via, una ragazza che conosco che mi sembrava stesse discutendo con due ragazzini. Così mi sono fermato per chiedere se avesse bisogno, ma lei ha detto che era tutto a posto. Soltanto dopo mi ha confessato che era preoccupata e per quello aveva mentito. Temeva che potesse esserci una reazione violenta. Uno dei due ragazzi ha iniziato a girarmi intorno, continuando a fissarmi, così gli ho chiesto il perchè di quell’atteggiamento. L’altro parlava ancora con la ragazza. Neanche mi sono accorto di quello che stava per fare. Mi ha colpito. Io subito ho pensato che mi avesse dato un pugno, invece in mano aveva un coltello e mi ha sfregiato. Poi i due sono scappati». È stato Michele stesso ad allertare l’ambulanza: «Mi hanno dato molti punti di sutura, per la cicatrice mi hanno detto che forse con il laser si riuscirà a ridurla, speriamo. Comunque ci sarà un costo da sostenere, chi paga?». E poi una riflessione: «Lei mi chiede se mi fermerei se capitasse ancora di vedere qualcuno in difficoltà. Le rispondo sì, starei più attento, magari, ma non mi volterei dall’altra parte. Non l’ho fatto neanche quando avevo 14 anni». Michele racconta l’episodio di quando era ragazzino: «Anche in quel caso ho difeso quella che era la mia fidanzatina da un gruppo di bulletti. Mi hanno riempito di botte, eravamo ragazzini. Quando sono tornato a casa ho detto a mia mamma che ero caduto dalla bicicletta. Poi sa come vanno queste cose, a scuola lo sapevano tutti e quindi lo hanno saputo anche a casa». Michele è un poco in ritardo sul diploma, frequenta l’istituto tecnico al Don Bosco e si guadagna qualcosa facendo il rider. «Sapevo che era andato a fare una consegna e quando mi ha telefonato dicendo che lo avevano accoltellato credevo fosse uno scherzo», spiega Ronni Tarocco, il proprietario delle pizzeria Oasi gourmet di via Osoppo, sempre in quartiere Crencano, come la via dell’aggressione. Che aggiunge: «Il nostro è un quartiere tranquillo, mi sono subito molto preoccupato per la sua salute e mi sono detto, quando poi ho avuto i dettagli: se l’aggressore a 16 ha già due denunce e un arresto, sarà difficile recuperarlo. Come fa uno a 16 anni a collezionare tanti reati, e ad andare in giro armato se già ha avuto problemi così gravi? Non credo che soggetti simili possano essere reinseriti e che si possano redimere».

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