Da Borgo Trento a Avesa, nei quartieri dell’exploit Tommasi

VIAGGIO NELLE CIRCOSCRIZIONI/1 Nelle zone più «borghesi» ha stravinto il centrosinistra
Da Borgo Trento a Avesa, nei quartieri dell’exploit Tommasi
Dino: «Un tempo la zona di Quinzano era chiamata la “piccola Russia”» E le nonne sono schierate con lui perché «l’è un brao butél»

Fabio Tagliaro Titolare dell’edicola in Largo Marzabotto

fotoservizio P.Miozzo

Qualcosa suona strano. Borgo Trento, Valdonega: quartieri ad alto tasso di benessere economico e, come si diceva un tempo, «borghesi». E poi Avesa, Quinzano e Parona, periferie ambite ed attualmente non certo a buon mercato per chi voglia comprarvi casa. Eppure proprio qui il centrosinistra, unito intorno al candidato sindaco Damiano Tommasi, raccoglie un bottino di voti entusiasmante. Non è semplicissimo spiegare l’apparente incongruenza tra situazione sociale ed espressione politica. Almeno secondo i canoni classici. Che ormai valgono come il «due di coppe quando la briscola è bastoni».Piazza deserta. Basta però girare un angolo per capire dove batta il cuore del rione ai piedi della collina. «Sai, un tempo questa zona era chiamata la “piccola Russia”», spiega Dino Carli, all’ombra del «Caffè Ongarine». Poi lo dichiara con orgoglio: «Io posso dire di essere nato con falce, martello e stella addosso. E poco distante da qui c’è sempre stata la sede del partito, in tutte le sue declinazioni, dal Pci in poi. Ora però è chiusa». L’equazione sembra dunque tornare, perlomeno in questo angolo di una Circoscrizione, peraltro guidata, con Elisa Dalle Pezze, dal Partito Democratico. «C’è una tradizione e da queste parti la propensione a sinistra non è certamente una novità». C’è da discutere, semmai, sul candidato sindaco. «Tommasi? Un’ottima persona ma è troppo presto per mandarlo così allo sbaraglio a “prendere per mano” Verona. Forse sarebbe stato meglio un suo ingresso più “morbido”, con un assessorato allo Sport», si inserisce Giovanni Lucchese. La discussione si accende. «Che altro si doveva fare?», lo rimbecca l’amico. Tra botta e risposta non se ne esce. Qui nella «piccola Russia» la passione politica è rimasta davvero com’era sempre stata. E spiega qualcosa anche dei risultati elettorali.Nel cuore di Borgo Trento, dove le vie più strette e qualche albero offrono un po’ d’ombra e giro d’aria in un pomeriggio bollente, il panorama è il solito: pochissimi passanti, qualche badante che spinge la carrozzella di un anziano. «Sono andato a votare e beh… la prevalenza di persone avanti con l’età saltava agli occhi», racconta Giuseppe Lamberti. «Questo fattore ha indubbiamente pesato nel determinare i risultati». Ma come: l’elettorato più «maturo» sedotto dal centrosinistra, in uno dei quartieri dove la destra, anche la più estrema, ha sempre avuto una propria «riserva di caccia»? «Strano vero? Ma guarda che i residenti più giovani sono già in buona parte al mare o in montagna. Nel giorno della fine delle scuole c’erano genitori che aspettavano i figli con l’auto già pronta per la partenza verso le vacanze», spiega ammiccando Alfredo Monetti, titolare dell’omonimo bar in via XXIV Maggio. «Io ero sul lago», aggiunge, «ed ho fatto, lo ammetto, un sacrificio per rientrare e votare. Certo, se la tornata elettorale fosse stata fissata in date diverse, in primavera, anche l’affluenza sarebbe stata differente». Insomma, bisogna credere alla conversione degli anziani borgotrentini al verbo del centrosinistra? «Bastava ascoltare le vecchiette e la loro frase ricorrente su Tommasi: “L’è un brao butél, salo… el va sempre a messa”. Inutile negarlo ma una certa ed evidente benedizione dall’ambiente cattolico, nei suoi confronti, c’è stata». Un po’ riduttiva come visione della proposta politica dell’ex calciatore e della coalizione «Rete!». Ma comunque un elemento in più nel tentativo di spiegare le onde (apparentemente) anomale nel mare dei voti.C’è un osservatorio perfetto da cui guardare un quartiere: l’edicola. Fabio Tagliaro, nel suo chiosco in Largo Marzabotto, ha le idee ben chiare. «Si percepiva a pelle, anche nei discorsi consueti tra amici, come l’amministrazione uscente non avesse suscitato grandissimi entusiasmi, sebbene questa sia sempre stata una zona in cui la destra aveva la prevalenza». Già, ma il «fenomeno Tommasi», il calciatore che conquista quasi passeggiando anche uno dei feudi della borghesia cittadina? «Ha fatto una campagna di basso profilo, senza riferimenti politici esasperati, rivolta alle persone che sono abituate a riflettere prima di parlare». Uno stile «palla al piede e pedalare», come si usava dire un tempo. Forse quei numeri apparentemente così sorprendenti si spiegano anche così. E, perché no, anche con una piccola brigata di nonne pronte a votare, convinte, per un «brao butél»..

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