Castelvecchio, ambasciatori per conquistare nuovi spazi

LA MISSIONE Un appello forte lanciato da privati, associazioni e ordini professionali per l’ampliamento del Museo
Castelvecchio, ambasciatori per conquistare nuovi spazi
Mancano servizi, aree di accoglienza, ristoro e aule Si mira ad inglobare l’area dell’attuale Circolo Ufficiali Dindo: «Abbiamo un diamante, bisogna valorizzarlo»

Palazzo Giusti Stefano Dindo, presidente del Comitato FOTO MARCHIORI
Farsi Ambasciatori del progetto per un Museo di Castelvecchio all’avanguardia, degno dei grandi luoghi espositivi e di cultura internazionali. Questo l’appello lanciato ieri sera nel loggiato di Palazzo Giusti dal comitato Civica Alleanza per un Grande Castelvecchio che sprona i singoli cittadini, come gli enti e le associazioni, a sostenere una causa che viene portata avanti da circa tre anni. Espansione L’obiettivo numero uno è cercare di espandere gli spazi della storica struttura nota per l’intervento di recupero di Carlo Scarpa anche nei duemila metri quadri coperti, più altri 1.600 all’aperto, in cui ha attualmente sede il Circolo degli Ufficiali. «Abbiamo raccolto 37 lettere inviate al giornale l’Arena in pochi mesi a sostegno del progetto, c’è l’adesione della consulta comunale della disabilità composta di 15 associazioni e un progetto già realizzato dal presidente onorario di Contec Ingegneria, Maurizio Cossato, per trasferire il Circolo in luogo più adeguato. Abbiamo tra le mani un diamante che se non viene valorizzato rischia di deteriorarsi e perdere di interesse nel contesto europeo», afferma il presidente del Comitato, Stefano Dindo, che ieri sera ha dialogato con lo stesso Cossato, Francesco Monicelli e Giulia Adami.Carenze «Mancano servizi igienici, un luogo in cui accogliere i gruppi in attesa, la ristorazione, un caffè, un’adeguata accessibilità per i diversamente abili e aule didattiche per le scolaresche. Liberando sala Boggian si potrebbe aumentare la superficie espositiva e ottenere maggiore attrattiva per un monumento sotto utilizzato e arroccato in una situazione di stallo ormai da 60 anni».Il circolo ufficiali di Roma misura 700 metri quadrati, e il fatto che quello di Verona ne abbia a disposizione 2mila stona, come pure l’ultima voce che lascia trapelare l’intenzione di trasformarlo in una foresteria di 11 camere con annessi bagni per i militari in visita a Verona anche in vista di visite sanitarie «Abbiamo bisogno di creare una forte condivisione sul progetto, sollecitando le persone non solo ad aderire alla progettualità già sottoscritta da 5mila persone, tra 600 privati e ordini professionali tra cui Ingegneri e Architetti, Italia Nostra, Verona Polis, l’associazione Mag Verona, la Michele Sanmicheli e River, ma anche a divenire promotori attivi in prima persona», dice Dindo. «Per questo forniamo materiale specifico a chi intenda unirsi alla squadra e vestire il ruolo di ambasciatore perché possa informare adeguatamente». Trattativa Dopo il dialogo con il precedente Generale di Corpo d’Armata, Giuseppenicola Tota, ora l’ipotesi del trasferimento del circolo sembra sfumare. «Nel 2019 si era capito che il problema andava risolto ed era stato individuato un luogo opportuno in zona Valverde, nell’ex convento di San Giacomo di Galizia adiacente all’ex ospedale militare», ricorda Cossato.«Abbiamo realizzato un progetto con tre giardini e una bella foresteria. Inoltre reputiamo che andrebbe affrontata una volta per tutte anche la questione dell’ospedale Dalla Bona, al fine di sfruttare un comparto più grande dell’intera piazza Bra». Tornando al Museo, Dindo sottolinea che il nuovo Generale di Corpo d’Armata, Massimo Scala, ha fatto intendere che la decisione spetta a Roma.Possibilità «Ulteriore alternativa per il Circolo potrebbe essere quella di occupare gli spazi di Palazzo Carli, attuale sede del Comando Terrestre», insiste Dindo. «Dal 2012 il Comune è proprietario del Museo. In base alla normativa vigente se i militari accettassero di trasferirsi e il Comune facesse richiesta dello spazio, potrebbe acquisire gratuitamente la proprietà del castello. Non c’è nessuna contrapposizione con i militari, di cui abbiamo il massimo rispetto. Ciò a cui puntiamo è un dialogo equilibrato. L’unica possibilità per il Museo di aspirare a un livello europeo è di incorporare i locali ancora occupati dal Circolo». «Questa, del resto», prosegue, «era stata anche la scelta dello Stato Italiano e dell’Esercito nel 1928, quando fu trasferito al Comune di Verona l’uso dell’intero castello, con la previsione che il Circolo si sarebbe dovuto trasferire non appena fossero stati reperiti altri locali idonei»

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