Verona era già l’«urbs picta» «Diventi capitale dei murales»

GRAFFITI Si intitola «Educarte urbana» il progetto che tre writers vorrebbero rivolgere a 13 istituti scolastici della città
Bassani: «Nel Cinquecento rinomata per gli affreschi Ora può tornare in auge in chiave contemporanea I graffiti potrebbero riqualificare anche le periferie».

Verona urbs picta, città dipinta. Se in passato Verona si era aggiudicata questa qualifica grazie all’enorme patrimonio di pitture murali, sia in interno sia in esterno, oggi c’è chi vorrebbe riportarla in auge. In chiave contemporanea. Con grandi murales colorati ad adornare edifici vecchi e grigi. «Nel Cinquecento Verona era la città più rinomata d’Italia per i suoi affreschi: mi piacerebbe che tornasse a essere all’avanguardia», spiega Samuele Bassani, 24 anni, di San Michele Extra, che ha saputo trasformare i graffiti da una semplice passione a un vero e proprio lavoro. «Oggi Verona è molto carente sotto il profilo dell’arte urbana, in parte perché ha tanti vincoli paesaggistici, ma non solo». Secondo Samuele, è una questione di mentalità. «La gente si sta abituando a considerare i murales arte e non imbrattamento come in passato, ma c’è ancora molto lavoro da fare, soprattutto nei quartieri più periferici, che potrebbero trarne riqualificazione e un grandissimo giovamento, com’è avvenuto in altre città anche vicine, come Brescia e Mantova». Samuele, assieme agli amici Pablo Manuel Denis e Carlo Benazzi, ci sta provando. I tre giovani hanno iniziato a lavorare assieme nell’estate del 2020, realizzando un murales di 50 metri alla scuola elementare di Montorio. È lì che sono entrati in contatto con il Comune e hanno dato avvio a un progetto per portare la street art negli istituti scolastici. Lo scorso dicembre i tre ragazzi hanno realizzato un altro murales alla scuola primaria 6 maggio di Santa Lucia e, a seguire, sono stati ingaggiati per decorare la baita degli alpini La Tradotta, nello stesso quartiere. «In questo progetto abbiamo collaborato con alcuni gruppi di studenti di prima e seconda superiore», raccontano. «Gli alpini hanno raccontato loro la storia della sede e loro l’hanno riportata a noi, che abbiamo ideato il murales. L’aspetto sociale è molto importante: vogliamo mandare un messaggio alle nuove generazioni, coinvolgerle attraverso una partecipazione attiva, in modo che anche loro inizino a respirare l’arte urbana fin da quando sono piccoli». Il progetto che i tre giovani vorrebbe realizzare è intitolato proprio «Educarte urbana» e include 13 istituti scolastici. «Purtroppo è difficile reperire i fondi necessari ed è un peccato», spiegano. «Quando lavoriamo sul territorio riceviamo molti apprezzamenti. Un murales può cambiare la giornata alle persone che ci passano davanti ogni giorno, può sensibilizzare su alcuni temi, può creare spunti di conversazione per chi ci capita davanti e Verona ne ha estrema necessità».Pablo Manuel Denis, 28 anni, nato a Cuba ma residente nel Veronese dall’età di sei anni, è sempre stato attratto dalla street art. «Guardavo i graffiti e mi chiedevo chi fosse l’autore e perché li avesse realizzati proprio in quel punto», racconta Pablo. «Da adolescente mi sono avvicinato a questo mondo attraverso le riviste di hip hop e nel 2007 ho realizzato il mio primo graffito. Ora per me è diventato un vero lavoro».Per Carlo Benazzi, 24 anni, di Verona, l’arte urbana è invece soprattutto un modo per comunicare ed esternare emozioni. «È da poco che mi dedico alla street art, ma devo dire che la bomboletta è uno strumento molto divertente: non mi dispiacerebbe se diventasse il mio lavoro. Al momento, intanto, mi concentro sui tatuaggi, l’altra mia occupazione»..

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