Un’età da inventare, che può essere ancora bellissima ma, soprattutto – questo il dato di fatto – è «nuova».

Un’età da inventare, che può essere ancora bellissima ma, soprattutto – questo il dato di fatto – è «nuova». Perchè «per la prima volta nella storia esiste una vecchiaia di massa, rispetto alla quale però, proprio perchè si tratta di un fenomeno sociale recente, non esiste alcun pensiero politico nè economico, e nemmeno spirituale». Parola di monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita e Gran Cancelliere del Pontificio istituto Giovanni Paolo II, consigliere spirituale della Comunità di Sant’Egidio, che ieri sera alla Gran Guardia è intervenuto a presentare il suo libro intitolato appunto «L’età da inventare. La vecchiaia tra memoria e eternità» (Piemme), per un incontro dibattito organizzato dalla Fondazione L’Ancora di don Renzo Zocca, moderato dalla giornalista de L’Arena Alessandra Vaccari, al quale hanno portato i loro saluti il sindaco Federico Sboarina, la vicepresidente della Regione Elisa De Berti e il vescovo Giuseppe Zenti. Sul palco, con Paglia, don Zocca, e il dottor Luigi Grezzana, geriatra che ha segnato, nelle nostra città, momenti fondamentali per una medicina degli anziani. «Quando sono stato in Africa ho scoperto quella che io chiamo la legge del villaggio», ha detto don Renzo, che al Saval, nella parrocchia di Santa Maria Maddalena, ha creato vent’anni fa la casa famiglia oggi ribattezzata casa accoglienza Il Fiordaliso. «Ho visto che nel villaggio tutti si occupano di tutti, la comunità diventa come una grande famiglia e gli anziani sono aiutati e considerati dalla comunità come custodi di memoria e saggezza. Quel modello è ciò che abbiamo cercato di ricreare qui, per far fronte ai bisogni del territorio e di una popolazione, la nostra, che sta invecchiando. Il volontariato per me resta l’arma principale di questa sfida, ma certo è necessario anche l’impegno delle istituzioni». Ed ecco allora il progetto di monsignor Paglia: «Il Governo a breve farà sua una proposta di riorganizzazione delle politiche per gli anziani e sarà l’Italia il primo Paese a seguire questa strada. Un nuovo welfare pensato per questa età da inventare. Spesso la vecchiaia viene vista come rassegnato passaggio verso anni di decadimento fisico, inoperosità forzata e solitudine. Per molti si tratta di una minaccia da sfuggire con l’aiuto di pratiche salutistiche e attività appaganti. Comunque la si viva, la vecchiaia spesso fa paura o porta con sé la malinconia del tramonto. Eppure è diventata un tempo importante dell’esistenza, ben più lungo di quanto era fino a pochi decenni fa. La vecchiaia, se cambiamo prospettiva, è un periodo libero dalla tirannia della produttività e disponibile per edificare legami, momenti di ascolto delle proprie domande e di quelle degli altri. Anni scanditi non più dal calendario degli impegni ma dal tempo degli affetti, della riflessione, del contributo offerto alla comunità. I vecchi insegnano la bellezza di trasmettere e prendersi cura della vita e quando, col corpo indebolito e la mente confusa, diventano faticosi e difficili da amare, ci ricordano che la fragilità è una condizione comune a tutti e l’autosufficienza una sciocca illusione. Questa consapevolezza della dipendenza come radicale bisogno umano è il grande dono della vecchiaia alle generazioni più giovani»..

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