Pompili ai preti: «Umiltà e coraggio»

DIOCESI Prima lettera del nuovo vescovo al clero veronese. Firmandosi «Domenico». L’ingresso in città il 1° ottobre
Pompili ai preti: «Umiltà e coraggio»
Zenti saluterà i fedeli giovedì 8 settembre in cattedrale. Ora ha il Covid, come alcuni dei vicari

Domenico Pompili nominato dal Papa nuovo vescovo di Verona
Umiltà. Coraggio. Ma anche «una dose massiccia di pazienza». Il tutto condito da un po’ di buon umore. È un messaggio fraterno. Di chi vuole indicare una strada formativa ma da percorrere insieme e in rapporto con i cittadini, quella che il nuovo vescovo di Verona, Domenico Pompili, che farà il suo ingresso sabato 1 ottobre, ha inviato ai preti e ai diaconi della diocesi di San Zeno. Scritta da Rieti, dalla diocesi che ha guidato dal 2015, è la prima lettera del nuovo presule al clero veronese, se si eccettua il messaggio rivolto il 2 luglio scorso, ma all’intera città. Quando fu annunciato che papa Francesco lo aveva nominato vescovo di Verona. E Pompili si firma, semplicemente, «Domenico».In questa settimana tra l’altro il vescovado e gli uffici della curia sono chiusi per ferie. In realtà sarebbero rimasti chiusi anche per il fatto che monsignor Giuseppe Zenti, vescovo uscente ora amministratore della diocesi, ha il Covid, come alcuni dei vicari. Zenti, 75 anni, lo ricordiamo, presule per 15 anni, saluterà la diocesi giovedì 8 settembre, in cattedrale, nella festa della Madonna del Popolo.Pompili, 59 anni, romano ma cresciuto ad Acuto, in provincia di Frosinone, spiega di aver scritto la lettera il 6 agosto, «nel giorno in cui compio 34 anni da prete». E le sue parole sono tutte incentrate sulla figura del presbitero. E dice: «Qualche volta, la sensazione è che siamo diventati “invisibili” agli occhi dei nostri contemporanei». Poi aggiunge che «non siamo contestati. Semplicemente ignorati», precisa, soprattutto dai più giovani, e come i loro genitori, «snobbati ed evitati, ma nel profondo attesi e osservati».Pompili aggiunge però che «paradossalmente, questa condizione che qualche volta ci intristisce può essere letta come un’opportunità. Perché ci riconduce a quel che siamo: “segni” poveri e spesso inadeguati che non debbono attrarre su di sé l’attenzione, ma fungere da indice puntato verso l’Alto». E per fare questo ci vogliono umiltà, coraggio e pazienza, «senza pretendere infantilmente “tutto e subito”». E conclude: «Attendere senza voler ammirare le nostre “costruzioni” è ciò che ci aspetta. Anche perché è molto difficile capire dove finisce lo zelo per il Regno e dove comincia…l’amor proprio».Pompili, già venuto a metà luglio a Verona a incontrare Zenti, farà l’ingresso l’1 ottobre. E mercoledì prossimo, 24, celebrerà messa ad Amatrice, il Comune della sua diocesi di Rieti colpito dal grave terremoto del 24 agosto 2016. Alla popolazione di Amatrice Pompili ha dato un grande aiuto, materiale e morale, per la ricostruzione. Facendo sentire anche alta la sua voce con le istituzioni. E anche papa Francesco andò in visita ad Amatrice, per portare la sua vicinanza..

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