«Piacere, Domenico» Pompili, i primi segni del nuovo pastore

 

L’INSEDIAMENTO Da Spiazzi a Montorio a San Bernardino, fra saluti di benvenuto e applausi
«Piacere, Domenico» Pompili, i primi segni del nuovo pastore
La visita ai detenuti, il pranzo alla mensa dei poveri, il conforto a chi ha perso un figlio. E il messaggio della speranza riposta nei giovani

Bagno di folla Tantissimi giovani, ma non solo, acclamano il presule in piazza Bra

La nuova casa Monsignor Pompili davanti al vescovado
Chi soffre per la perdita di un figlio. Chi è in carcere a scontare una pena. Chi ha fame e sete. Chi vive la speranza, anzitutto i giovani. La gente. Le autorità, chi tiene le redini di un vivere che lui vuole sempre più civile, unito. Dove chi cammina più veloce sta stare al passo di chi va più lento. «Piacere, Domenico». Così il nuovo vescovo di Verona, monsignor Domenico Pompili, 59 anni, si presenta alle persone che lo accolgono e applaudono al suo arrivo in terra veronese. Lui, nato a Roma ma cresciuto nel Frusinate, che proviene dalla diocesi di Rieti, guidata dal 2015. Santuario della Madonna della Corona, appoggiato alla roccia sulle pendici del Baldo, sotto Spiazzi, a 774 metri a strapiombo sulla val d’Adige: il nuovo presule inizia qui la sua giornata-tour di insediamento nella Chiesa di San Zeno.I saluti A dagli il benvenuto poco prima delle 9 il rettore del santuario, monsignor Martino Signoretto, con don Cesare Ronconi, confessore, le autorità, i volontari che prestano servizio di accoglienza dei pellegrini, tanto più quest’anno, giubileo dei 500 anni del santuario. Campane a festa grazie al gruppo dei campanari di Sommacampagna, guidato da Giovanni Brentegani. Ci sono volontari dell’Unitalsi, i Cavalieri di Malta, il gruppo dell’Addolorata guidato da monsignor Giovanni Ottaviani, già rettore del santuario.È qui, alla Corona, che monsignor Pompili durante una breve celebrazione, incontra i genitori dell’associazione “Tuo figlio vive”, composta da famiglie che hanno perso prematuramente un figlio. È Lorenzo Ballarini, che ha appena perso un figlio diciottenne, Pietro, a portare il saluto dell’associazione. «Noi ci riuniamo qui quattro volte all’anno per pregare la Madonna e per stare insieme e la accogliamo con grande affetto», dice il papà. Pompili, in un breve messaggio dopo la lettura del vangelo, abbraccia Lorenzo, e cita una frase di Cesare Pavese: “Inutile piangere. Si nasce e si muore da soli”. E parla della necessità di fare comunità le persone che vivono questi drammi, sottolineando che oggi c’è quasi una rimozione della morte, «e questo ci fa perdere il senso del limite e così perdiamo la nostra autenticità umana. Ma noi dobbiamo mettere al centro l’amore e il modo di dimostrarlo, come diceva Gabriel Marcel, è dire a una persone «tu non morirai».Nei banchi, oltre a tante persone giunte anche a piedi per il sentiero da Brentino, come Marino e Cristina, di Caprino, dell’associazione “Oltre il confine”, fondata da don Paolo Bolognani, cappellano in carcere.«Diamo il benvenuto al vescovo, pensando anzitutto ai poveri». Ci sono il sindaco di Brentino Belluno Alberto Mazzurana, quello di Rivoli Giuliana Zocca, di Caprino Paola Arduini, il commissario prefettizio di Ferrara di Monte Baldo Nicola Noviello, il comandante della Compagnia dei carabinieri di Caprino Michele Miratti e il responsabile locale della stazione Antonio De Luca. Al termine del breve momento di preghiera e dell’incontro, viene consegnato a Pompili un cesto di prodotti gastronomici locali, della montagna, da donare alla mensa dei poveri di San Bernardino. Che il vescovo raggiunge dopo una tappa, tra le 10.30 e le 11.30, al carcere di Montorio.Il carcere Lasciando la Corona, che gli ricorda il santuario della Santissima Trinità nella Marsica, in Abruzzo, a lui molto caro Pompili sottolinea che «qui a Verona ho trovato una comunità che colgo già essere in grande attesa e questo mi carica di responsabilità, oltre che di curiosità», dice. Prima di andare in visita ai detenuti al carcere di Montorio e alla mensa dei frati francescani Minori di San Bernardino.A Montorio, Pompili ha ricevuto un saluto della direttrice del carcere e poi ha ascoltato un messaggio di due gruppi, uno di detenuti e uno di detenute. Ha incontrato anche gli agenti di Polizia penitenziaria. Il momento era riservato soltanto alle persone detenute e alla guardie. Pompili, in un clima che, come viene riferito, è stato di grande essenzialità e intimità, ha poi rivolto un messaggio di speranza, che ha commosso tutti i presenti. C’è stata poi una preghiera, presente anche l’imam Guerfi, per i detenuti di religione islamica.«Ho detto ai detenuti che la forza per poter sperare che le porte si aprano è la consapevolezza che noi siamo sempre di più, come persone, di ciò che abbiamo compiuto anche di negativo, e poi di sapere che ci viene chiesta una rigenerazione che parte anzitutto dalla propria libertà interiore, perché ci sono tante persone che se anche sono fuori da un carcere, sono detenute di se stesse. Quindi le ho incoraggiate a non perdersi d’animo», ha detto il vescovo all’uscita, dopo aver ricordato anche i numerosi casi di suicidio nei carceri, tra cui quello di Verona.I frati Dopo Montorio, San Bernardino, al convento dei frati francescani Minori, dove ad accogliere il vescovo c’è la comunità guidata dal padre Guardiano Giuseppe Bonato. All’interno del complesso c’è la mensa dei poveri, gestita da una quindicina di volontari. Ogni giorno, un centinaio di persone consumano il pasto. Il menù è stato risotto ai funghi, arrosto di vitello e dolce. «Buon appetito, piatto pulito», augura il vescovo, dopo la benedizione.«Per noi avere qui il nuovo vescovo Domenico nel giorno del suo ingresso a Verona è un segno e una grande sorpresa, che dà tanta speranza», dice padre Tecle Vetrali, decano del convento, «perché il vescovo non ha scelto il tradizionale ingresso trionfale, ma è partito da un santuario, con la preghiera, ha visitato il carcere e ora è in questo luogo, tradizionalmente riconosciuto come francescano, ma ha scelto la mensa dei poveri, per pranzare con loro. È una scelta che indica uno stile di vita».Ed è quel francescanesimo puro, delle origini, che Pompili ha vissuto e respirato a Greccio, il santuario ed eremo francescano della Valle Santa Reatina, «la Betlemme francescana» della diocesi di Rieti, in cui predicò San Francesco e dove nacque il presepio. Sono appuntamenti che sono un segno programmatico, come conferma il presule. Dopo San Bernardino, l’incontro con i giovani nella basilica di San Zeno, patrono di Verona e a cui è intitolata la diocesi, che tocca gran parte della provincia di Verona e anche la parte della provincia di Brescia sul lago di Garda. Quindi la passeggiata in centro storico fino alla cattedrale.Dove alle 16.30 è stata celebrata la messa (articolo nella pagina successiva) nella quale l’ex vescovo Giuseppe Zenti ha consegnato a Pompili il pastorale, segno della presa di possesso della diocesi da parte del nuovo vescovo, Domenico. Alle 19, nella sala dei vescovi, l’incontro con le autorità..

FOTOSERVIZIO DI GIORGIO MARCHIORI

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