«Olimpiadi da record Abbiamo reso felice un’Italia multietnica»

IL TRIONFO Il presidente rilancia anche sullo ius soli. E il 23 settembre tutti da Mattarella
Malagò: «Ogni giorno conquistata una medaglia Nei momenti più complicati noi ci esaltiamo sempre E ora siam pronti per ospitare anche grandi eventi»

Parole chiare Il presidente del Coni, Giovanni Malagò
In tempo di pandemia la mascherina nasconde il sorriso, ma gli occhi non mentono mai e quelli di Giovanni Malagò sprizzano infinita gioia per un’edizione delle Olimpiadi che, per l’Italia «multietnica e superintegrata» ha il sapore del trionfo.Tokyo 2020, per gli azzurri, sono stati Giochi da record. «Abbiamo reso felice un Paese. E ora la credibilità del nostro sport è ai massimi livelli: si sono creati i presupposti ideali per ospitare grandi eventi in Italia». Come da tradizione, al termine delle gare, a Casa Italia, il presidente del Coni ha tenuto la conferenza stampa di bilancio. In mano un foglietto con i dati analitici delle medaglie. Quelli generali fanno cifra tonda: 40, con 10 ori, 10 argenti e 20 bronzi. Eccolo il primo record, che cancella i 36 podi di Los Angeles 1932 e Roma 1960. Altre epoche, un altro mondo. Nel 2021, negli annali italiani a Cinque cerchi, è stato scritto un altro record: in ogni giorno di gara almeno un azzurro ha conquistato una medaglia.«E questo», sottolineaal suo terzo e ultimo mandato da numero uno del Comitato olimpico nazionale, «è un record che al massimo potrà essere eguagliato». Si spera invece che nessun’altra Olimpiade possa essere come quella di Tokyo, ossia senza pubblico per le restrizioni anti-covid.Malagò, poi, rivendica di essere un visionario. «Per queste Olimpiadi», alza gli occhi dal foglietto con i dati definitivi, «avevo previsto 39 medaglie, alle fine grazie allo straordinario bronzo delle Farfalle siamo arrivati a 40. Tutto ciò dimostra quello che io penso da sempre: nei momenti più complicati noi italiani ci esaltiamo e mostriamo sempre il meglio di noi stessi».Che a Tokyo ha voluto dire vincere cinque ori dell’atletica, con quello, indubbiamente, più importante di tutti: la vittoria nei 100 metri di Marcell Jacobs che poi ha fatto bis con la staffetta 4×100. Risultati inimmaginabili alla vigilia ma che sono diventati realtà nello Stadio Olimpico, dove ha trionfato anche Gianmarco Tamberi nell’alto. Poi i due ori della marcia, quello dell’inseguimento di ciclismo di pista. «E abbiamo vinto medaglie anche nella ginnastica», sottolinea Malagò, Ma, secondo il presidente del Coni, da Tokyo è partita una «rivoluzione culturale per lo sport italiano: dobbiamo battere il ferro finché è caldo. E poi, in un Paese con gravissimi problemi demografici, anche il calcio ha bisogno che ci siano sempre più appassionati di sport». A Tokyo la delegazione italiana era formata da 384 atleti, «con tutte le regioni italiane rappresentante e con atleti nati in tutti e cinque i continenti».Le medaglie sono arrivate da 16 regioni, quelle che ne hanno vinte di più sono Lombardia e Veneto, che guardo caso, ricorda Malagò, «sono già entrate nello spirito olimpico delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina del 2026». Prima ci saranno le invernali di Pechino 2022, «vicinissime: speriamo di risolvere tutte le questioni che stanno rendendo l’avvicinamento difficilissimo», e le estive di Parigi 2024, «tra meno di tre anni: bisogna prepararsi, giocare d’anticipo. Non è impossibile ripetere questo risultato, però dobbiamo occuparci di sport, solo di sport. Non possiamo più disperdere energie».Malagò non vuole aprire fronti di polemiche, ma sono evidenti i riferimenti agli scontri con la politica su Sport & Salute e sulla riforma. «La nostra proposta», ribadisce, «è di anticipare l’iter burocratico per lo ius soli sportivo, che ad oggi è infernale, un girone dantesco».Il 23 settembre gli azzurri saranno ricevuti al Quirinale dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per la cerimonia della riconsegna della bandiera.«La responsabilità era grande», ammette Malagò, «ma «questa squadra che gestisce il Comitato olimpico è molto competente, una cosa molto rara nel nostro mondo»..

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