L’Arsenale? era solo da demolire

 

I 18 milioni di euro stanziati nel Pnrr per l’Arsenale dovrebbero finalmente dare un futuro a quella che è stata la più grande struttura militare austriaca cittadina, estesa su quasi sette ettari, dal destino sempre incerto. Basta ricordare che è stato ultimato e messo in funzione nel 1861, proprio quando nasceva il Regno d’Italia, dando l’impressione di essere stato costruito inutilmente, eppure è risultato assai funzionale nella terza guerra d’Indipendenza per la vittoria austriaca di Custoza, anche se quanto avveniva in Prussia, con la battaglia di Sadowa, faceva cedere, cinque anni dopo, il Veneto all’Italia.Ed è proprio la storia dell’Arsenale, dopo che l’Austria ha lasciato Verona, che riveste particolare interesse e non è del tutto nota. Se infatti, durante la Grande guerra ha visto un’attività frenetica e la costruzione di altri edifici al suo interno, questo importante complesso militare ha rischiato di essere demolito e cancellato già a partire dagli Anni Trenta del Novecento.Lo dimostra una versione del primo Piano regolatore di Plinio Marconi del 1931-33: nell’area dell’Arsenale, era previsto un parco di verde pubblico. Dunque, ne conseguiva la demolizione degli edifici militari. Tuttavia, in questo caso, il regime fascista non è stato efficiente e tempestivo e l’Arsenale ha continuato ad essere usato dai militari, anche nel dopoguerra, fino al 1984, come deposito di materiali speciali.Lo scarso interesse è dimostrato anche dallo sviluppo urbanistico del quartiere di Borgo Trento, sorto senza tener conto delle regole di vicinanza a questo complesso militare. Fin dagli anni Dieci del Novecento, si cominciarono a costruire i primi villini sull’asse di ponte Garibaldi, ancora lontani dall’Arsenale, ma nel 1932-36 vengono progettati il palazzo INCIS e casa Cirla che, dai piani alti, possono vedere dentro la struttura militare. E nel 1939, l’architetto più famoso di Verona, Ettore Fagiuoli progetta il grande edificio con sottopasso in piazza Cadorna che ne tocca il muro di cinta. Dopo la seconda guerra mondiale, l’Arsenale, pesantemente bombardato e incendiato, è un insieme di ruderi che il Demanio mette nel libro dei cespiti, come opera da vendere per ricavare denaro. Così, fin dai primi anni Cinquanta, il Comune di Verona mostra alle autorità militari la sua disponibilità all’acquisto: vi era solo (si fa per dire) da stabilire la cifra. Intanto, nel secondo dopoguerra, vi è la massima edificazione di Borgo Trento, sull’asse di via IV Novembre, definita anche nel Piano regolatore di Marconi del 1957 e l’area dell’Arsenale viene sempre pensata come verde pubblico. Ma c’è di più: a sostegno della necessità di demolire gli edifici militari si registrano, nei primi anni Cinquanta, vari contributi anche sul nostro giornale.Infatti, l’Arena del 6 novembre 1953 pubblica un articolo in cui viene criticato lo scarso tempismo nella demolizione dell’Arsenale con la proposta di un giornalista pubblicista Luigi Gabriello Pollino di realizzare, in questa area, un grande centro moderno e monumentale con la completa cancellazione delle strutture murarie militari, sostituite da una sorta di copia del padovano Prato della valle: un’ellissi con l’arco dei Gavi al posto della facciata dell’Arsenale. Da notare la disinvoltura con cui, in quegli anni, si parlava di abbattere.Negli anni Sessanta, si torna a parlare dell’acquisto dell’Arsenale, ma prima, si doveva rispettare una legge del 1923, per la quale una struttura demaniale in esercizio poteva essere scambiata solo con altri analoghi immobili. Così il Comune doveva costruire un nuovo arsenale. Una delibera di giunta del 7 ottobre 1960 precisa i termini dello scambio: l’onere comunale era di 550 milioni recuperabili in quanto, in una parte dell’area, si prevedeva di vendere lotti edificabili.Nella delibera si legge: “Tale immobile demaniale viene ceduto con il vincolo perpetuo di destinazione a parco pubblico nella parte centrale per metri quadri 39.32; a pubbliche vie, la parte di area per 18.669 metri quadri e ad aree fabbricabili per altri 14.250 metri quadri”.Si arriva al 1967, quando una variante del Piano regolatore permette la totale edificazione del quartiere a ridosso del muro nord dell’Arsenale con una schiera di condomini e, in questo stesso anno, il Comune acquista e demolisce le due torrette ovest per migliorare la viabilità. E quando viene tracciato viale della Repubblica, si taglia l’angolo nord orientale e viene demolita una terza torretta: oggi ne rimane solo una.Intanto, i militari continuavano comunque a servirsi della struttura, dopo aver riparato i danni della guerra negli ambienti che avevano mantenuto in uso. Nel frattempo, però, maturò l’idea che la demolizione sarebbe stata inopportuna e una variante del Piano regolatore del 1975 stabilisce che l’area resti destinata a parco pubblico, ma senza abbattere gli edifici militari e lottizzare.Tre anni dopo, il 7 gennaio 1970, una delibera di giunta indica l’area di permuta in via Gelmetto a Cadidavid e la progettazione viene affidata all’ingegner Enzo Salmaso.E’ allora approvata una bozza di convenzione fra il Ministero della Difesa e il Comune di Verona per una spesa complessiva di 918 milioni di lire, cifra poi abbassata a 703 milioni di lire, riducendo le superfici da edificare.Negli Anni Ottanta, vi è una sorta di “colpo di mano” della Curia veronese che riesce ad acquistare lo spigolo nord-est dell’Arsenale con il magazzino orientale, bombardato e mai ristrutturato, per costruire la chiesa parrocchiale di San Francesco, che sarà benedetta il 4 ottobre 1986. Ottenuto il benestare della Soprintendenza per l’alienazione, la diocesi comperò l’area e fu redatto il progetto per la chiesa su progetto dell’architetto Libero Cecchini, che era un parrocchiano.Un luogo, questo del magazzino, che aveva affascinato l’architetto Cecchini: gli archi vuoti, quasi sospesi e in rovina gli ricordavano le scenografie di Piranesi e si era proposto di coprire i ruderi con grandi vetrate, per “una cattedrale della memoria”. Ma la Soprintendenza bocciò il progetto e così è stata creata una chiesa con l’altare maggiore a ovest, due grandi navate e cinque campate su volte a crociera in mattoni, che erano le strutture portanti del magazzino austriaco. Intanto, nel 1984, i militari lasciano l’Arsenale, ma passeranno altri 11 anni per la consegna al Comune che avverrà il 15 giugno 1995; l’anno prima, il 26 ottobre 1994, all’Amministrazione della Difesa era stato dato il nuovo edificio di via Gelmetto. Ma per la stipula definitiva del passaggio passeranno altri 14 anni: avverrà solo il 19 maggio 2009, alla fine di una lunghissima trafila burocratica. La cifra di cessione fu di 15 miliardi 350 milioni di lire contro i 550 milioni del 1960..

 

 

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