L’apertura di questa stagione lirica con Riccardo Muti a dirigere senza le scene

L’apertura di questa stagione lirica con Riccardo Muti a dirigere senza le scene «Aida» di Verdi, costituisce la definitiva affermazione culturale dell’opera italiana, considerata, in un passato non lontano, una forma d’arte popolare, nei confronti della produzione d’oltralpe. Meglio l’autore di «Aida», «Rigoletto» e «Traviata» o quello del «Ring des Nibelungen» e «Tristan und Isolde»? Curiosamente non si tratta d’un problema musicale e preoccupa il fatto che, se non si mette a fuoco correttamente, potrebbe pericolosamente diventare un problema di nazionalità. È invece un problema storiografico, condizionato da una visione storica culturalmente obsoleta. L’autonomia estetica di Verdi è stata rivendicata da Carl Dahlhaus, nel suo celeberrimo articolo «Drammaturgia dell’opera italiana», nella prima Storia dell’opera italiana, pubblicata nel 1983, curata per la Edt da Lorenzo Bianconi e Giorgio Pestelli, che per la prima volta si occupava solo di opera italiana. Nello stesso anno Riccardo Muti dirigeva magistralmente alla Staatsoper di Vienna l’edizione critica di «Rigoletto», innalzando il vessillo della grandezza di Verdi e dell’opera italiana. Non solo l’arte di Muti, ma la sua consapevolezza culturale del problema, (da parte di un Maestro che ha retto le sorti dei Wiener Philharmoniker), ne fa il più grande ambasciatore dell’opera italiana e della sua cultura. L’evento è memorabile, nel segno d’un Italia consapevole e orgogliosa delle proprie radici, con un cast di voci preziose, interpreti di riconosciuta intelligenza musicale come Michele Pertusi e Anita Rachvelishvili, Eleonora Buratto e Francesco Meli, Riccardo Zanellato e Ambrogio Maestri.
Cavalleria rusticana e Pagliacci
Le opere di Pietro Mascagni e quella di Ruggero Leoncavallo andranno in scena il 25 giugno, il 2, 22 e 31 luglio, il 14 agosto. In collaborazione con i Musei Vaticani, Biblioteca Apostolica Vaticana di Città del Vaticano e il Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento.Benvenuti al sud. La produzione di spettacolo operistico di Opera Festival 2021 inizia nei paesaggi assolati della Sicilia con due opere concise che spesso vengono rappresentate assieme e hanno come denominatore comune la gelosia. «Cavalleria rusticana» di Mascagni trae spunto dalla novella di Giovanni Verga pubblicata nella raccolta «Vita dei campi», edita a Milano da Treves nel 1880, di cui lo stesso Verga realizzò nel 1884 la trasposizione teatrale per il Teatro Carignano di Torino, con Eleonora Duse nella parte di Santuzza, cui assisté il compositore livornese, appena ventenne. L’occasione per intonarla si creò quando 1888, decise di partecipare al concorso operistico indetto dalla casa editrice Sonzogno. Mascagni incaricò due amici di Livorno, Giovanni Targioni Tozzetti e Guido Menasci, di realizzare il libretto operistico della pièce teatrale. «Cavalleria rusticana» vinse, affermandosi come capolavoro fin da quando fu messo per la prima volta in scena, al Teatro Costanzi di Roma il 17 maggio 1890, dando inizio al verismo in musica. L’opera ha un linguaggio immediato, di grande attrazione melodica e utilizza una struttura ancora a numeri chiusi, restituendo con la musica il sapore regionale siciliano, con straordinari colpi di colore come la serenata di Turiddu a Lola, con il sipario ancora chiuso o la celebrazione della Pasqua. «Per Cavalleria rusticana – spiega Trespidi – vedremo una serie di immagini di processioni che provengono dalla Biblioteca Apostolica Vaticana e dai Musei vaticani. La parte visuale di “Cavalleria” costituirà anche una sorta di omaggio al cinema in bianco e nero, ispirandosi a un film di Ugo Folena del 1916, mentre le prime immagini provengono dalla valle dei Templi di Agrigento. Per i “Pagliacci”, invece, le immagini suggeriscono la dimensione onirica del sogno. Vi sarà una grande tenda bianca, omaggio a Fellini, con varie fotografie di scena del film “La Strada”, acquisite dal Museo del cinema di Torino, e dal Rimini Fellini Museum».
L’opera “Pagliacci”, libretto e musica di Ruggero Leoncavallo, rimanda all’antica tradizione italiana della Commedia dell’arte e ai procedimenti metateatrali della commedia greca antica, con l’espediente di fare teatro raccontando la storia di un allestimento teatrale. La storia si trasforma in dramma quando, nella rappresentazione in cui si racconta di un tradimento, questo si realizza nella realtà della vita dei protagonisti. Opera suggestiva, di forte impatto drammatico, rivela un grande magistero formale, e una concezione organica, si noti per esempio la citazione, nel coro iniziale, del più celebre arioso dell’opera “Vesti la giubba”. Aida L’opera verrà rappresentata il 26 giugno, 1, 9, 15 e 21 luglio, 4, 8, 12, 21 e 27 agosto e il 4 settembre in collaborazione con il Museo Egizio di Torino.

Sabato 26 tornerà l’Aida storica di Giuseppe Verdi, la cui rappresentazione avvenne, come tutti sanno, al Teatro khediviale dell’Opera del Cairo il 24 dicembre 1871, mentre la prima italiana ed europea, si tenne alla Scala l’8 febbraio 1872. «Per questo Festival, a centocinquanta anni di distanza, aspettiamoci qualche effetto stupefacente – anticipa Trespidi. Alcuni reperti egiziani, conservati al Museo egizio di Torino, saranno visibili per la prima volta con uno straordinario ingrandimento, fino a coprire 390 metri quadri di Led Wall, come il magnifico papiro, interamente dipinto, del libro dei morti». Il coup de théâtre, che preferisce non svelare per intero, avverrà nella seconda parte della scena del trionfo, con un suggestivo effetto dall’alto verso il basso, per realizzare una forte emozione all’arrivo di Radamès, che di solito perde d’intensità rispetto alla Marcia trionfale. Nabucco Appuntamento il 3, 17 e 24 luglio, 6, 13, 20 e 26 agosto e 1 settembre per il terzo lavoro di Giuseppe Verdi. In collaborazione con Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah di Ferrara. Qui l’ispirazione visiva trae spunto dall’estetica di Leni Riefenstahl, (Berlino, 22 agosto 1902 – Pöcking, 8 settembre 2003), regista della pellicola cinematografica del 1932 “Das blaue Licht”, e autrice di gran parte della comunicazione visiva che propagò il regime nazista. A cui si avvicenderanno immagini tragiche della distruzione di opere d’arte e di cultura in varie epoche in cui si è mostrata la cieca barbaria umana. Fra le immagini tratte da diverse collezioni private che testimoniano le vicende delle comunità ebree italiane, vedremo un raro scatto del Ghetto veronese nella prima metà del Novecento, che offre un’emozionante testimonianza della storia di Verona dal punto di vista sociale e architettonico
La Traviata In collaborazione con le Gallerie degli Uffizi di Firenze, si potrà vedere La Traviata in Arena il 10, 16 e 23 luglio, il 7 e 19 agosto, il 2 settembre. Violetta rappresenta per gli uomini l’immagine della donna: bellissima e provocante, come la raffigura Verdi nella sua musica. Ma anche capace di accettare valori che le sono estranei, quelli della famiglia di Alfredo, fino a realizzare un concetto d’amore superiore al proprio interesse, rinunciando ad Alfredo stesso. Verdi organizza le strutture musicali per presentarci le mille sfaccettature diverse della sua personalità. Così vengono impiegate le riproduzioni di sedici ritratti di donne che provengono dalle Gallerie degli Uffizi, a partire dal magnifico ritratto di Alaide Banti di Giovanni Boldini, conservato a Palazzo Pitti
Messa da requiem Andrà in scena il 18 luglio in collaborazione con il Parco Archeologico di Paestum e Velia, Città di Capaccio, Paestum, Parco Archeologico di Pompei. La composizione unisce idealmente tre grandi figure di uomini e artisti italiani. Nel 1869, Verdi aveva promosso l’organizzazione di una messa di requiem a più mani per la morte di Gioachino Rossini, componendo in questa occasione la sezione «Libera me Domine», che confluirà poi nella messa eseguita per l’anniversario della scomparsa di Alessandro Manzoni, il 22 maggio 1874. Per rappresentare il grande affresco corale del Requiem sono state scelte varie immagini di Pompei e del tempio di Atena, dal Parco Archeologico di Paestum e Velia.
Turandot Appuntamento il 29 luglio, 1, 5 e 28 agosto, 3 settembre con il capolavoro di Giacomo Puccini in collaborazione con Museo d’Arte Cinese ed Etnografico di Parma. «Turandot», libretto di Renato Simoni e Giuseppe Adami, incompiuta alla morte di Puccini, fu completata da Franco Alfano. La prima rappresentazione al Teatro alla Scala di Milano, il 25 aprile 1926, fu diretta da Arturo Toscanini. Una Cina fiabesca è il mondo ricreato da Puccini per «Turandot»: un paese sconosciuto e misterioso che ci comunica la sua storia millenaria tramite l’immagine tratta da un pannello ottocentesco, ricavato da un monumentale paravento arrivato a Parma dall’estremo Oriente, dov’è oggi custodito.
IX Sinfonia di Beethoven Il 22 agosto è in programma la serata dedicata al maestro tedesco con la IX Sinfonia in re minore per soli, coro e orchestra op. 125 di Ludwig van Beethoven. L’opera sarà realizzata in collaborazione con la Fondazione Alinari per la Fotografia di Firenze. L’agorà, la piazza, è il simbolo più bello delle nostre radici, che affondano nella cultura classica. È il luogo della democrazia per antonomasia, sede delle assemblee dei cittadini che vi si riunivano per discutere i problemi della comunità. L’immagine di Piazza del Campo a Siena, dove si gioca il Palio, immortalata in un bellissimo scatto d’un secolo fa, raffigura bene una delle migliori espressioni della nostra civiltà, la grande architettura immaginata dal pensiero musicale di Beethoven e il suo e nostro ideale di costruire assieme un comune bene superiore.

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