«La memoria è una pietra d’inciampo»

CELEBRAZIONI In piazza Bra e in Gran Guardia la commemorazione delle vittime della Shoah, con il prefetto, il sindaco e il vicepresidente di Aned Aldo Pavia
«La memoria è una pietra d’inciampo»
Cafagna: «Non la si può aggirare L’Olocausto ci impone di riscattare le vittime. Anche l’indifferenza ci rende responsabili».
La memoria non è solo ricordo. È presa di coscienza e impegno civile. Una responsabilità che tutti dobbiamo assumerci, «una pietra d’inciampo che non possiamo aggirare», come ha detto ieri il prefetto di Verona, Donato Cafagna in Gran Guardia per il Giorno della memoria, appunto, che ricorda in tutto il mondo lo sterminio degli ebrei e i deportati perseguitati politici, prigionieri militari, testimoni di Geova, disabili, omosessuali, sinti e rom, nella data – il 27 gennaio – in cui nel 1945 l’Armata rossa aprì i cancelli del lager nazista di Auschwitz. Luogo simbolo della Shoah. La pandemia anche quest’anno ha imposto restrizioni alla giornata iniziata in piazza Bra davanti al carro della memoria, il vagone ferroviario immagine della deportazione. Il prefetto Cafagna e il sindaco Federico Sboarina, davanti al picchetto militare, ai gonfaloni della Comunità ebraica, dell’Associazione degli ex deportati, dell’Anpi e delle associazioni d’arma e al presidente della Provincia Manuel Scalzotto, hanno deposto una corona d’alloro al monumento che ricorda i deportati. In Gran Guardia, invece, hanno consegnato le Medaglie d’onore quest’anno insignite tutte a ex deportati militari, gli Imi, i soldati italiani fatti prigionieri dopo l’8 settembre 1943. Il prefetto ha consegnato il riconoscimento all’unico vivente dei 51 commemorati, Dante Farina, di Villafranca, 98 anni, di cui L’Arena ieri ha raccontato la storia di deportato diciannovenne in un lager in Germania da cui uscì dopo quasi due anni di prigionia. Con il prefetto c’era il sindaco di Villafranca Roberto Dall’Oca. «Dante Farina è testimonianza potente di una pagina tragica fatta di milioni di storie individuali diventate patrimonio dell’umanità», ha detto Cafagna. «Oggi i ricordi si bruciano in pochi secondi sulle tastiere dei telefoni e non è facile che tra i giovani trovino spazio le ragioni della memoria. Quanto avvenuto riguarda l’indicibile, è impossibile da spiegare, però è accaduto e può accadere. L’Olocausto getta un’ombra sinistra per sempre sull’umanità e ci impone di riscattare le vittime. Non basta restare estranei, anche l’indifferenza ci rende responsabili».Il sindaco Sboarina ha affidato alle mani di figli e nipoti, dieci medaglie d’onore degli Imi di Verona Giuseppe Bellomi, Pasquale Berardi, Guido Castelli, Aldo Gisolfi, Marcello Ledro, Ettore Livrieri, Tino Poli, Silvio Santi, Giuseppe Tagliapietra e Gaetano Tononi. In memoria di Giulietta Rossini, già Croce al merito di guerra per attività partigiana, inoltre, ha donato alla figlia Lauretta Vicentini la Medaglia della città. Rossini, nata da Primo e Clotilde Rossi nel 1922, aderì alla brigata Stella Rossa nell’agosto 1944. A dicembre fu arrestata dalle Brigate Nere a San Giovanni Lupatoto e tradotta al palazzo Ina sede della Gestapo e delle SS e luogo di interrogatori e tortura. Deportata nel campo di transito di Bolzano, ne uscì il primo maggio del 1945.«La nostra storia è costellata di giornate simbolo divenute fondamenta della nostra democrazia e del Paese», ha detto il sindaco. «La memoria ha un valore trasversale che deve unire nel segno del dialogo continuo. Fare tesoro di quanto l’umanità ha già vissuto significa guardare con occhi attenti quanto ci succede attorno, intervenendo affinché i diritti, garantiti dalla Costituzione, siano tutelati». Al suo fianco è intervenuta Martina Remedi, vicepresidente della Consulta studentesca: «Serve un vaccino contro l’indifferenza. Dobbiamo essere giovani che non si girano dall’altra parte». Aldo Pavia, vicepresidente nazionale di Aned, figlio e nipote di deportati, ha ricordato figure emblematiche della Resistenza veronese, come Gino Spiazzi, Rita Rosani ed Ennio Trivellin. «I ricordi si affievoliscono e scompaiono, la memoria è conoscenza necessaria per incidere sulla vita di oggi. Perché gli italiani non sono stati sempre “brava gente”», ha detto. Al termine proiettata l’intervista al presidente di Aned Verona, Trivellin, ex deportato. Infine il canto della preghiera ebraica per i defunti El MaleRachami, intonata dal cantore della sinagoga Angel Harkatz.

(M.V. Adami)

Gran Guardia La cerimonia è stata effettuata in streaming causa Covid

Bandiere e gonfaloni delle associazioni in piazza Bra all’apertura delle commemorazioni FOTOSERVIZIO DI GIORGIO MARCHIORI

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