IL POTERE TAIMATURGICO DEL DESIDERIO,DEL CORAGGIO, DEI BAGLIORI NEL BUIO

«Io ti lascerò essere nei miei sogni, se tu mi lasci essere nei tuoi»: così fin
«Io ti lascerò essere nei miei sogni, se tu mi lasci essere nei tuoi»: così finisce il Talking blues della III Guerra Mondiale cantato da Bob Dylan nel 1963. All’indomani della notte delle stelle cadenti, in cui i desideri rimbalzano di coscienza in coscienza ad ogni scia luminosa che ha deciso di andarsene qualche milione di anni fa, si può notare quanto sagacemente il premio Nobel per la Letteratura abbia variato le tante riflessioni, talora scoraggianti, del «nostro concittadino» William Shakespeare sul tema del sogno in un sogno sognato da gente più o meno sana di mente, rammentando ai veronesi «tuti mati» e al resto del mondo che, per quanto apparteniamo alla stessa sostanza notturna, la condivisione non dovrebbe restare aliena dal nostro territorio onirico. Dal 1950 almeno, insieme alla voce di Maria Cristina Brancucci nella Cenerentola di Walt Disney, si sa a dispetto di Freud e compagni che «i sogni son desideri di felicità». In questa chiave, a ridosso di una pandemia sussultante, una guerra straziante e un’inquietante inflazione, nessuno in effetti tenderebbe a interpretare i pensieri espressi sottovoce guardando lo stellato firmamento di San Lorenzo come materiale psicoanalitico, pur essendolo indubbiamente. Il desiderio è l’opposto della paura e spesso ne scaturisce, nella speranza che il timore sia scongiurato per incanto. Ma è Honoré de Balzac a ricordarci che «la speranza è una memoria che desidera», servendoci così uno squisito circolo vizioso da sogno a desiderio con andata e ritorno. Il sogno che di notte ricombina episodi diurni, ansie, problemi e volontà, nella sua forma desiderante prefigura scenari futuri ai quali guardare, divenendo il massimo meccanismo modificatore del nostro avvenire. È necessario prima di tutto pensare quale futuro si desidera avere, immaginarlo, condurlo alla nostra consapevolezza affinché qualcosa di ciò che vorremmo si compia un giorno. Vedendo i bambini raccolti a esprimere desideri a ogni stella cadente rilevata a occhio nudo è impossibile non accorgersi del potere taumaturgico, della forza entusiastica offerta dalla semplice attività del desiderare corroborata dal fortuito rinvenimento di un bagliore nello spazio profondo. Un segnale che illuda sulla realizzazione, magra consolazione in verità, giacché è il desiderio a riscaldare l’animo molto più che il suo raggiunto buon fine. Un segnale che allarghi la stretta via del futuro restituisce la voglia di percorrerla. La paura cambia segno e si trasforma nel coraggio di volerla sconfiggere. Ed è qui che i versi di Dylan indicano un sentiero. Nessun sogno dovrebbe escludere una partecipazione, una reciprocità, nessuno dovrebbe essere lasciato fuori dai sogni degli altri, a patto che li includa a sua volta nei propri.

MARCO ONGARO

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