Il PNRR, il Piano nazionale di Ripresa e Resilienza, salverà uno dei luoghi più ricchi di spiritualità

Il PNRR, il Piano nazionale di Ripresa e Resilienza, salverà uno dei luoghi più ricchi di spiritualità. L’antico sacello dietro la chiesa dei santi Nazaro e Celso, scavato nel monte Castiglione.

Il PNRR, il Piano nazionale di Ripresa e Resilienza, salverà uno dei luoghi più ricchi di spiritualità e più dimenticati del nostro cristianesimo, nonché tra i più sconosciuti anche ai veronesi: la grotta-sacello rupestre di san Nazaro e Celso. Alla voce “Sicurezza sismica nei luoghi di culto”, con l’importo di 500 mila euro, è stato, infatti, inserito nel Piano questo ambiente, per consolidarne le strutture: si accede dal cortile di una scuola superiore veronese, l’istituto professionale per l’industria e l’artigianato Giorgi, in via Rismondo, a Veronetta.Proprio perché l’area in cui sorge il sacello è proprietà del Comune di Verona, a cui spetta dunque l’attuazione dei lavori, è stata necessaria anche una delibera della giunta di palazzo Barbieri che, all’unanimità, nei giorni scorsi, ha accettato il contributo del Ministero della Cultura in attuazione del Pnrr, con l’impegno di attuare l’intervento entro il 31 dicembre del 2025, con la collaborazione e sotto la supervisione della Soprintendenza. Ma quale è la storia di questo luogo? La grotta-sacello dei santi Nazaro e Celso, scavata a mezzo scalpello nel tufo del monte Castiglione a Veronetta, è citata per la prima volta nel “Versus de Verona”, il Ritmo Pipinano, dell’ottavo secolo, che la pone “a difesa spirituale della città, durante il regno del piissimo Pipino”.Ma, secondo il parere degli studiosi, risale a prima, ai secoli VI e VII ed era sorta su un antico ipogeo dedicato all’acqua, subito fuori dalla città antica, lungo la via Postumia.Peraltro, il luogo, lontano dal centro e nascosto nella roccia, nei secoli precedenti, potrebbe aver ospitato anche i primi cristiani veronesi per professare il loro culto, sottraendosi alle persecuzioni pagane.Dopo l’arrivo a Verona da Milano delle reliquie dei santi Nazaro e Celso, la grotta divenne anche un martyrium, cioè un ambiente in cui si conservavano le reliquie dei martiri.In origine, la grotta, preceduta da una specie di vestibolo, coperto da una volta a botte, era a pianta quadrata, fiancheggiata da due navate rettangolari, poco profonde, anch’esse coperte da volte a botte. Il sacello è scavato, per la parte ancora esistente, direttamente nel tufo del monte, ma esso doveva essere completato, da una porzione di edificio in muratura. Si presume anche che i fedeli scendessero in questo ambiente dall’alto, con candele, data l’oscurità, e probabilmente la costruzione era su due piani, essendoci ancora i resti di una scala in roccia. Forse in origine era dedicato a San Michele Arcangelo. In seguito, venne devastato dalle invasioni degli Ungari nell’899 e anche nella prima metà del X secolo. E’ presumibile che sia stato ricostruito subito, fin dalla seconda metà del 900 ed affrescato su un primo strato di intonaco. Attualmente resta solo una parte, costituita da due locali in parte scavati nel tufo:Il primo, a cui si accede dal cortile della scuola, salendo una piccola rampa di scalini, misura circa 30 metri quadri e fu costruito in muratura. Un piccolo corridoio lo collega ad un secondo locale che misura circa 20 metri quadri, con il soffitto scavato nella roccia: è quanto rimane di una antica cappella. Molto bello il pavimento in mosaico del decimo secolo, con motivi di cerchi intrecciati nel presbiterio, tralci neri su fondo bianco nella navata e riquadri contornati da dischi a elica o a stella nella nicchia.Qui si sono trovate tracce di due strati di cicli affrescati, il primo risalente al 996 e quello più recente al XII secolo, che sono stati rimossi per poterli conservare nel 1885 e nel 1963 ed attualmente sono esposti al Museo degli affreschi “G.B. Cavalcaselle” alla tomba di Giulietta.Nella prima metà del secolo scorso, Wart Edoardo Arslan, importante critico d’arte che ha studiato le opere pittoriche di questa grotta scrisse che i più antichi affreschi di San Nazaro si pongono “tra i più tardi e cospicui monumenti italiani sorti sotto l’influenza del Rinascimento carolingio e attestano, ancora una volta, le strette connessioni esistenti, anche alla fine del secolo X, tra Verona e le ultime vivaci propaggini di quella cultura”.. ©

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