IL 2 GIUGNO NASCE LA NUOVA ITALIA

LA REPUBBLICA COMPIE 75 ANNI Furono circa 28 milioni gli italiani chiamati alle urne, ma in molti non votarono

Il 54,27 per cento delle schede fu a favore della Repubblica e il restante 45,73 alla Monarchia. Il 13 giugno il governo firmò il decreto

Lunghe file ai seggi per il referendum del due giugno in cui si doveva scegliere tra Monarchia o Repubblica
2 giugno di 75 anni fa, il referendum. Sulla scheda c’erano, in immagine, le due storie che si confrontavano in un quesito epocale. Storie con radici lontane, certamente poco presenti in dettagli e risvolti alla gran massa dei 28 milioni di elettori chiamati alle urne.Da una parte un profilo femminile, con le fronde di quercia e di ulivo della forza e della pace: l’Italia turrita di millenaria ascendenza, mille volte ritratta da pittori e scultori, simbolo risorgimentale dell’Unità costruita dai sovrani sabaudi, diventata “logo” della Repubblica destinata ad archiviare la dinastia per vent’anni succuba del fascismo.Dall’altra lo scudo crociato dei Savoia, che da un secolo colorava il bianco del tricolore nazionale, con sopra una corona reale (che nella realtà materiale non esisteva) simbolo della fedeltà alla Monarchia: quella stessa che nel 1943 aveva appoggiato la defenestrazione di Benito Mussolini e che, a qualche settimana dal voto, aveva tentato in extremis di rifarsi il look, con Vittorio Emanuele III abdicante e il figlio Umberto II “re di maggio”.In mano gli elettori avevano una matita: serviva ad «apporre un segno nella casella a fianco del contrassegno prescelto». Una crocetta o uno sbaffo che decidevano la forma istituzionale dello Stato uscito dal ventennio di dittatura e dalla guerra. La vittoria fu dell’Italia nuova. Ci vollero qualche giorno di conteggi nei seggi e nelle circoscrizioni elettorali, e altri giorni di verifiche centralizzate e totali conteggiati davanti alla Corte di Cassazione. Poi quest’ultimo organo, il 10 giugno, proclamò i risultati: su 23.437.143 voti validi, 12.718.641 (54,27%) erano stati a favore della Repubblica e 10.718.502 (45,73%) a favore della Monarchia. Tante le schede senza un parere o mal votate. Parecchi gli assenti alle urne.Prima di chiudere definitivamente la partita, ci vollero tre altri passaggi e una settimana di polemiche e illazioni – delle quali restano tracce anche oggi – con ricorsi e sentenze. Umberto II e la Real Casa tentarono di invalidare il risultato giocando sulle parole: non c’era la maggioranza assoluta pro-Repubblica, se si aggiungevano ai voti monarchici anche le schede bianche e nulle. Ma la tattica fu superata dai fatti.Il 13 giugno il governo – di cui facevano parte tutte le principali forze politiche (Dc, socialisti, Pci, liberali, azionisti e demolaburisti) e con la sola opposizione di un ministro liberalmonarchico – applicò il decreto che aveva istituito il referendum. Avendo vinto la Repubblica, il presidente del consiglio Alcide De Gasperi diventava capo provvisorio dello Stato.Lo stesso giorno il “re di maggio” partì in aereo per il Portogallo, contestando il “gesto rivoluzionario” del governo e «nella speranza di scongiurare agli Italiani nuovi lutti e nuovi dolori». Moti anti-repubblicani si erano già verificati in diverse città del Sud e a Napoli c’erano stati morti. L’ultimo Savoia, sentitosi «posto nell’alternativa di provocare spargimento di sangue o di subire la violenza» preferiva cedere e andarsene polemicamente per evitare la guerra civile.Il 18 giugno, infine, la drammatizzazione del caso inutilmente tentata dall’ormai ex-re fu azzerata dalla Corte di Cassazione. Considerati i ricorsi – e valutato che se le schede bianche e nulle di due settimane prima non dovevano aiutare la Repubblica vincente tantomeno potevano aiutare la Monarchia perdente – il risultato del referendum fu definitivamente confermato..

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