All’Astra un albergo del tempo dei Romani

ARCHEOLOGIA È eccezionale il ritrovamento fatto durante i lavori per trasformare in spazio multifunzionale l’ex cinema di via Oberdan. I resti sono del I e II secolo d.C.
Ilaria Noro- fotoservizio Marchiori

Struttura ricettiva di lusso sulla via Postumia, fu incendiata dall’imperatore Gallieno per non dare punti di appoggio ai barbari assedianti. E questo la conservò, come a Pompei
C. Una struttura ricettiva di lusso che nel terzo secolo fu poi distrutta da un incendio, molto probabilmente di natura dolosa. Sarebbe stato infatti lo stesso imperatore romano Gallieno a distruggere il palazzo per proteggere la città dalle orde barbariche ed evitare che gli avversari potessero avere in questo palazzo una base poco fuori le Mura per tentare di forzarle. Un gesto che ha di fatto consegnato integro quest’ultimo scenario di vita di epoca imperiale che gli archeologi stanno riportando alla luce nella pancia dell’ex cinema Astra, in via Oberdan.Come anticipato nei giorni scorsi, ieri la Soprintendenza ha presentato quello che in potenza è il principale parco archeologico della città, insieme al sindaco Federico Sboarina, all’assessore alla Cultura Francesca Briani, alla proprietà dello stabile, presente con Paolo D’Ignazio. Si tratta di ritrovamento eccezionale – su cui si sono accesi i riflettori anche a livello nazionale – che avvicina Verona a Pompei e alle altre città vesuviane dove eventi calamitosi hanno segnato improvvisamente la fine dei complessi, restituendoceli a distanza di millenni ottimamente conservati.«Si tratta di un edificio molto ampio, che si snoda lungo la via Postumia. Un antico albergo di lusso poi probabilmente distrutto per mano dello stesso Gallieno per creare una fascia di sicurezza libera a ridosso delle Mura», ha spiegato il Soprintendente Vincenzo Tinè.«Sicuramente non è una domus, un’antica casa romana: non ne ha le caratteristiche planimetriche. Inoltre non c’è cortile. Quanto ipotizzato ancora nel 2005 ha trovato conferme in questi straordinari reperti, venuti alla luce scavando lungo i perimetrali per i lavori di consolidamento della struttura», spiega Brunella Bruno della Soprintendenza. «La decorazione pittorica è perfettamente conservata, l’incendio ha provocato il collasso della struttura con il crollo del soffitto e abbiamo resti di arredi in legno carbonizzati».A duemila anni di distanza, gli affreschi hanno colori vivi e disegni nitidi. Nei muri si vedono perfettamente i tubuli del riscaldamento che corre sia a parete che nella pavimentazione.Migliaia di veronesi, per anni, si sono seduti sulle poltroncine dello storico cinema non sapendo che un altro, straordinario, spettacolo riposava sconosciuto pochi metri sotto i loro piedi.Ora l’indagine archeologica proseguirà per alcuni mesi ancora e la Soprintendenza è al lavoro per reperire i finanziamenti. Quanto al futuro del palazzo, che complessivamente conta circa 1.700 metri quadrati, si svilupperà su tre livelli: il primo, al piano di calpestio dalla piazzetta, sotto il quale tutelati da una vetrata ma con possibilità di accesso, saranno visibili i reperti romani. Al secondo piano spazi a vocazione commerciale e il terzo, invece, potrebbe mantenere la sua vocazione cinematografica.«L’idea è di poter ricreare qui una sala di proiezione legata al Rivoli ma con una programmazione differente», anticipa D’Ignazio, tra i proprietari anche del multisala di piazza Bra. In origine, nel 2005, il progetto prevedeva di realizzare in questi spazi un multisala. Poi i ritrovamenti, all’epoca solo abbozzati, avevano sostanzialmente congelato i lavori.Qualche mese fa, l’intervento è ripartito, con le straordinarie scoperte che ne sono seguite. «L’iter per il cambio di destinazione d’uso è stato molto lungo e purtroppo in questi anni abbiamo perso qualche interlocutore molto interessante», ripercorre la vicenda D’Ignazio..

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