Addio a Donatella Levi, una vita da testimone delle persecuzioni

Lutto. Aveva 83 anni, si è spenta nella sua casa di Borgo Trento dove era tornata con la famiglia alla fine della guerra
Addio a Donatella Levi, una vita da testimone delle persecuzioni
Ha raccolto in un libro i suoi ricordi di bimba ebrea in fuga da Verona dopo le leggi razziali Psicanalista con la passione per l’arte, ha fondato l’Associazione bambino maltrattato

L’autobiografia Donatella Levi con il libro nel quale racconta la propria infanzia durante le persecuzioni anti-ebraiche
Aveva un sogno: lasciare un’impronta nel mondo. Lo ha fatto da testimone delle persecuzioni ebraiche, da pittrice, da psicanalista, da cittadina attenta, da persona rivoluzionaria e poliedrica. E due sono i segni che lascia. Uno per tutti: il libro autobiografico che racconta la sua fuga di bimba ebrea dalle leggi razziali. E uno per Verona: il cedro secolare che cresce nel giardino della sua villa liberty in viale Nino Bixio che riuscì a salvare dopo un lungo contenzioso giudiziario al termine del quale la pianta fu definita «monumento», quindi intoccabile. Ora Donatella Levi si congeda dal mondo. È morta ieri mattina, a 83 anni, lasciando la figlia Monica Malavasi e l’amato quartiere di Borgo Trento dove viveva da sempre, nella casa di famiglia, progettata da Ettore Fagiuoli, che a 4 anni, aveva dovuto lasciare per le persecuzioni contro gli ebrei che avevano fatto irruzione nella sua infanzia. Tra il 1942 e il 1943, con il padre Enzo, avvocato mantovano, e la madre Renata Bassani, figlia dell’avvocato Virginio Bassani con il quale Enzo ha iniziato a lavorare dopo il matrimonio, lasciano Verona finendo, attraverso peripezie, a Roma. Donatella deve chiamare la mamma Claudia e dire di chiamarsi Rosabianca. Ma quando un uomo le chiede il suo nome, lei, nel panico, risponde «Vuole sapere il nome vero o quello falso?». La domanda costringe di nuovo la famiglia a fuggire fino alla fine della guerra. I Levi tornano a Verona nel 1946, in una città cambiata che Donatella guarda con gli occhi di una bimba di 7 anni: molte persone nelle famiglie di conoscenti sono morte e i rapporti personali si sono fatti difficili. È un’esperienza che si riflette su di lei e che diventerà l’oggetto dei suoi studi. Levi fonderà anche l’Associazione Bambino Maltrattato, Abiemme, e intraprenderà la carriera di psicoanalista cui arriverà passando per Parigi e per maestri come Cremerius, Resnik, Morghenthaler e Muraro. Si occupa anche di comunicazione verbale e non verbale. Nel frattempo coltiva la vena artistica di pittrice che le fa aprire a Verona, agli inizi degli anni Settanta, un atelier di arte terapia per bambini. Nel 1995, pubblica la sua storia in «Vuole sapere il nome vero o il nome falso?». Suo è anche il saggio «La psicoanalisi italiana e il caso clinico che non c’è», pubblicato in «1938. I bambini e le leggi razziali in Italia», curato da Bruno Maida, tra i maggiori studiosi della Shoah dei piccoli. «Per me lo scopo del libro è di farci capire gli effetti terribili della “paura per i diversi”», scrive. «L’uomo è spesso crudele con i suoi simili, riuscendo a procurare dolore e sofferenza. Dobbiamo impegnarci a interrompere la catena dell’odio, evitando che l’uomo sia persecutore di altri uomini. La tolleranza e la solidarietà devono essere gli obiettivi vincenti». Persona laica, è comunque vicina alla comunità ebraica di Verona con la quale collabora per diverse iniziative. «Donatella era curiosa, aperta alle novità, creativa, disponibile», racconta l’amico Bruno Carmi, già presidente della Comunità ebraica di Verona. «Ora sentiamo una grande mancanza. L’ho conosciuta per quelle fortune inattese che di rado accadono nei nostri percorsi di vita, ne è nato spontaneamente un rapporto di amicizia particolare. Come se ci conoscessimo da tanto tempo, ci confidavamo e condividevamo pensieri ed emozioni, paure e speranze. Le sono grato per avermi ascoltato e consigliato, per avermi parlato delle sue angosce per le guerre, per i neofascismi e i razzismi mai finiti, ma soprattutto per il suo amore per la vita, l’attenzione ai deboli e ai bambini». Nei prossimi giorni quanti l’hanno conosciuta si stringeranno per un ricordo in giardino, all’ombra di quel cedro che ha voluto caparbiamente difendere dal pericolo di un abbattimento. .

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