PER RICORDARE

Il caso Bruneri Cannella

Il caso Bruneri/Canella, noto anche come lo smemorato di Collegno, è un famoso caso di cronaca accaduto in Italia a partire dal 1926, riguardante la riapparizione di un uomo ritenuto disperso in guerra.
Al centro della storia due persone:
•    il professor Giulio Canella, dato per disperso durante la prima guerra mondiale, sposato con Giulia e residente  a Verona .
•    Mario Bruneri, tipografo torinese nato nel 1886,  un anarchico senza fissa dimora, ricercato dal 1922 per via di alcune condanne precedenti per truffa e lesioni.

La storia dello smemorato cominciò il 25 novembre 1916, quando sul fronte della Macedonia, il capitano Giulio Canella, forse ferito, venne dichiarato disperso.
Circa 11 anni dopo, il 6 febbraio 1927, su La Domenica del Corriere, fu pubblicata la foto di un uomo ricoverato al manicomio di Collegno per  amnesia. I medici affermavano che si trattava di una persona istruita e ben educata, ma che aveva un forte blocco mentale che gli impediva di ricordarsi della propria identità.
Quasi immediatamente da Verona partirono numerose segnalazioni, diverse persone, contemporaneamente, chiamarono la redazione del giornale per segnalare l’identificazione di quello che passerà alla Storia come “Lo Smemorato di Collegno”.
Giulia Concetta Canella riconobbe nella foto il marito disperso e richiese al manicomio il permesso di visitare lo smemorato.
Dopo alcuni incontri lo smemorato diede un vago segno di riconoscere la donna.  Alla fine i due si abbracciarono, apparentemente riconoscendosi.
Lo smemorato ai primi di marzo 1927 venne quindi ufficialmente identificato e dimesso, tornò a Verona ad abitare con la moglie
Il 7 marzo 1927, pochi giorni dopo l’apparente conclusione della vicenda, una lettera anonima venne recapitata alla questura di Torino; si sosteneva che lo smemorato non fosse Giulio Canella, bensì Mario Bruneri, tipografo torinese nato nel 1886, con precedenti penali e ricercato.
Nei giorni seguenti cominciò il riconoscimento da parte dei Bruneri. La prima fu la moglie Rosa Negro, poi fu riconosciuto dal figlio Giuseppino, quattordicenne, che da 6 anni non vedeva il padre,  dalle sorelle Maria e Matilda e dal fratello Felice.
Le conseguenti indagini appurarono che le impronte digitali corrispondevano a quelle di Bruneri Mario, latitante. Giulia Canella si oppose al riconoscimento, e cominciò una lunga campagna di raccolta di prove a sostegno della tesi secondo cui lo smemorato sarebbe stato il marito disperso
Il tribunale civile di Torino, con sentenza del 5 novembre 1928, considerò raggiunta l’identificazione di Bruneri nello smemorato e la cassazione respinse i ricorsi dei Canella
Il processo cominciò il 22 ottobre 1928, e si protrasse per oltre due anni. il risultato del processo di primo grado fu chiaro: lo smemorato, stando a prove e testimonianze, era in realtà Mario Bruneri.
Intanto lo smemorato continuò a vivere a casa di Giulia Canella. La coppia ebbe tre figli, oltre ai due nati prima del 1916: Elisa nacque il 21 novembre 1928, Camillo il 31 dicembre 1929 e Maria il 12 settembre 1931. Per la legge italiana essi non risultavano figli di Giulio Canella, per cui vennero registrati in Brasile, con l’aiuto del padre di Giulia.
La Cassazione respinse i ricorsi dei Canella e confermò la sentenza di Torino. Lo smemorato, così, venne di nuovo identificato con Bruneri, senz’ombra di dubbio.
Per anni i giornali avevano dato ampio spazio alla vicenda, stimolando l’opinione pubblica a favore o contro l’identificazione dello sconosciuto con Canella. Cominciarono, così, a formarsi due gruppi distinti: canelliani e bruneriani.
I canelliani sostenevano l’identificazione con Canella, principalmente per via del grado di cultura mostrata dallo sconosciuto che non sarebbe stato compatibile con il passato di Bruneri. I bruneriani, invece, sottolineavano che anche Bruneri era una persona colta e ben educata, con un’istruzione compatibile con quanto mostrato dallo sconosciuto.
Nel 1931 giunse l’ultima sentenza, emessa dalla Cassazione a sezioni unite: lo smemorato era Bruneri, che avrebbe dovuto quindi scontare le residue condanne.
Il fatto che la Canella avesse vissuto insieme (more uxorio) allo smemorato divenne oggetto di scandalo e diede adito a chiacchiere di malelingue sulla donna. La sua condizione divenne intollerabile, tanto che, su insistenza del padre, si trasferì in Brasile, insieme con il presunto marito, non appena questi ebbe scontata la pena carceraria.
Bruneri morì a Rio de Janeiro il 12 dicembre 1941, registrato con il nome di Julio Canella.
Giulia Canella continuò la lotta per riaprire il processo e far riconoscere lo smemorato come proprio marito. Dopo 50 anni di questa lotta morì anche lei, nel 1977.
Il 10 giugno 1970, la Chiesa cattolica precisò che riconosceva nello sconosciuto il professor Giulio Canella, e che pertanto i figli nati dalla coppia erano da considerarsi legittimi: questo nonostante quanto stabilito dal tribunale.

Fu forse il primo caso di giallo mediatico della storia d’Italia.

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