Ruspe all’Arsenale, è la prima volta

RECUPERO URBANO. Iniziate le demolizioni degli edifici non storici all’interno del complesso ex militare. La riqualificazione prevede spazi con funzioni diverse
Sboarina: «Il cantiere è partito, non ci si ferma più». Si prosegue con il rifacimento dei tetti e la messa in sicurezza delle strutture. Poi toccherà al trasloco dell’Accademia di Belle Arti
ENRICO GIARDINI
I primi colpi di ruspa per demolire gli edifici non storici dell’Arsenale FOTO MARCHIORI

La benna della ruspa comincia ad abbattere il tetto di una delle “case matte”. Il tetto dei ruderi, i muri, si sbriciolano, provocando una nuvola di polvere. Sono le 11.30 di lunedì 18 gennaio, ieri. Converrebbe segnarsi la data visto quanto successo, anzi, non successo, negli ultimi decenni, tra progetti e controprogetti. Queste demolizioni di edifici più recenti, non vincolati, sono infatti il primo passo, fisico, per la ristrutturazione e riconversione dell’ex Arsenale, di proprietà del Comune. Cioè l’esempio più illustre di architettura militare asburgica – tra l’attuale Borgo Trento e Castelvecchio – secondo solo a quello di Vienna. Fu concluso nel 1861.AD ASSISTERE alle prime demolizioni – nella corte ovest, cioè a sinistra, entrando all’Arsenale – c’è il sindaco Federico Sboarina. Il quale come primo atto della sua amministrazione, il 30 settembre 2017, in discontinuità con i progetti del suo predecessore Flavio Tosi, fece revocare in Consiglio il project financing di Italiana Costruzioni. Questa società aveva un progetto di ristrutturazione e gestione (come nella Villa Reale di Monza, dalla quale peraltro in questi giorni è uscita). Sboarina avviò un nuovo programma. Per fare dell’ex Arsenale una cittadella della cultura, con un parco pubblico e spazi per il quartiere, con un mercato. «Ora siamo partiti e non ci si ferma più», dice il sindaco, presenti gli assessori all’urbanistica e all’ambiente Ilaria Segala e ai lavori pubblici Luca Zanotto.«L’ARSENALE è la prima opera pubblica su cui l’Amministrazione ha lavorato appena insediata, avviando un processo di partecipazione e coinvolgimento della cittadinanza senza precedenti. A differenza del passato, dove la pianificazione era fatta a suon di centri commerciali, noi partiamo da una visione complessiva di Verona, secondo uno sviluppo armonioso e sostenibile», precisa.Ma quali sono gli obiettivi e i tempi del restauro? Le demolizioni delle palazzine non vincolate – che in accordo con la Soprintendenza non verranno inserite nel recupero – dureranno un mese. Come spiegano Sboarina, Segala e Zanotto, «al loro posto, nella grande area centrale tra le corti est, verso il ponte della Vittoria, e ovest, sorgerà un parco. In contemporanea verranno recuperati i muri perimetrali. Per quanto riguarda invece i lavori per ristrutturare i tetti degli edifici asburgici, in gran parte rovinati, la Segala spiega che a breve si saprà il nome della ditta che si aggiudicherà i lavori, anche per il consolidamento statico della corte centrale e degli edifici laterali, per mettere in sicurezza gli immobili e permettere i lavori successivi. «Si parte da questi edifici, ma l’obiettivo è sfruttare un rilevante ribasso sui costi di progettazione per inserire nel primo lotto di interventi il rifacimento di tutte le coperture dell’Arsenale e non solo di quelle più ammalorate delle corti centrali, est ed ovest, programmate dall’inizio».La corte ovest sarà la prima a essere riqualificata e a entrare in funzione, con il trasferimento dell’Accademia di Belle Arti. «Ciò per effetto dell’iter avviato dal Comune con il bando per la vendita di palazzo Verità Montanari, attuale sede dell’Accademia, vicino a piazza Cittadella, che fornirà le risorse necessarie a restaurare gli spazi della corte ovest e ad adeguarli alle esigenze di studenti e corpo docenti. Il valore di vendita è stimato in circa 10 milioni», aggiunge la Segala.NELLA CORTE EST sorgerà un mercato alimentare coperto. Già studiati e definiti i dettagli tecnici relativi agli accessi, al carico e scarico delle merci. «I progettisti si stanno confrontando con i proprietari del mercato coperto di Modena, le cui caratteristiche e finalità corrispondono a quelle pensate per il nostro all’Arsenale», dice la Segala. «La palazzina antistante diventerà uno spazio per eventi».La palazzina di Comando invece, cioè quella all’ingresso da piazza Arsenale, sarà per cultura e musei, collegata direttamente con il museo di Castelvecchio. Gli spazi andranno ai musei civici, ad archivi e laboratori. Nella corte centrale servizi e funzioni destinate ai giovani, spazi per gli anziani e le famiglie, luoghi per l’innovazione e la tecnologia, l’arte e la creatività, la sostenibilità e l’ambiente.«SONO VENT’ANNI che si parla di recuperare l’Arsenale e di toglierlo dal degrado», aggiunge Sboarina. «Ora vediamo le ruspe in azione e i cittadini hanno la certezza che sarà loro restituito nella sua originaria bellezza». Anche la consigliera comunale di Forza Italia Paola Bressan – presente con quello di Battiti Roberto Simeoni – che ha guidato la commissione Arsenale, è soddisfatta: «Dopo tre anni di lavoro e ascolto, ora il progetto prende corpo».

 

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